Galactica I


Pianeta: Zogteha Anno: 3026 Quarta Era
Latitudine: -0.58582, Longitudine: -133.10809, Distorsione: 1.0
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Brandelli di una navicella di ricognizione disseminati sulla sabbia, umida di fluidi purpurei, ed alcuni caschi senza capo ciondolavano in solitudine su di essa. Il cratere ospitava i motori ancora in fiamme illuminando quell’aliena notte tri-lunare, e sulla cima di un monte lì vicino, che era simile ad un gigante di roccia, un condor d’altri mondi, saggio negli occhi, osservava il fumo in ascesa verso le divinità costellate nel cielo. Nella confusione del fuoco una voce soffocata dal dolore ansimava di fatica, una mano sporca di sangue artigliò il terreno ed un leggero vento d’aria calda fece danzare i piccoli cristalli rossi che fuoriuscivano dal fuoco, viaggiarono lungo quella semideserta pianura tuffandosi nel cratere, e una bocca secca di sabbia formulò una lieve vibrazione, l’ultima che ebbe forza di pronunciare.
Fece giorno, poi di nuovo sera. Le larve delle mosche carnarie di quel mondo divorarono alcuni Cyboth fino all’osso; al metallo, lasciando solamente qualche scheletro infestato da insetti distorti.
Una delle lune si oscurò quasi completamente, lasciando solo una leggera ombra verdognola, per via delle fasi lunari di Zogteha, durante le quali, cresceva un fiore chiamato dagli antichi Phugora, “rinascita”, dall’aspetto meraviglioso; indaco sfumato sull’azzurro con petali larghi quanto un palmo di mano terrestre. Erano piante che ricoprivano i piedi delle montagne emettendo una leggera nebbiolina viola che fluiva sul suolo, come idrogeno liquido, per poi tuffarsi nel cratere in cui giaceva Kobi, incosciente. Erano passati cinque giorni e cinque notti dall’impatto. Le sue mani erano ancora intrise nella sabbia calda, ed il viso seppellito lasciava che i capelli vibrassero con il vento. Con leggerezza quel fluido gassoso viola lo inondò e le micro particelle gli parassitarono nel derma e nel sangue. Piccoli spasmi muscolari alzarono un leggero polverone di sabbia, e lui tossì con gola sporca cercando di far forza per mettersi seduto. Riuscitoci, si guardò le mani, osservò attorno a sé, era disorientato, la sua vista distorceva in un caleidoscopio incomprensibile, non capiva dove fosse… chi fosse.
Essendo lui un Cyboth, le sue viscere erano composte da organi meccanici, ed alcuni dei quali subirono qualche danno. Anche i micro-laser degli occhi subirono danni, e dovette strappare un brandello di tessuto dagli indumenti di un compagno di plotone, per improvvisare una maschera anti sabbia e proteggerli. Il suo flusso vitale era debole, ma quel gas gli diede l’energia che gli serviva almeno per muoversi.
Sono solo… non ricordo chi sono… perché sono qui? Pensò, alzandosi per depredare qualche corpo.
Trovò una pistola a raggi ultravioletti. Se la legò attorno ad una gamba e continuò a frugare.
Ancora intontito, depredava quelli che un tempo furono i suoi amici, con i quali seguì l’addestramento nella milizia Lunare e affrontò diverse battaglie; ma per lui ora furono solo carcasse ignote.
Dopo aver indossato un manto anti-raggi gamma e preso qualche scorta non distrutta dal fuoco, arrancò con le sembianze d’un ramingo in cerca di pezzi di ricambio e ricordi perduti.


 

 

 

 

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