L’ultima casa

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L’ultima casa

Legno marcio. Sporco. Rovinato.
Le finestre son rotte. Del sangue. Secco.
Un forte miasma mi squarcia le narici.
Conati. Mi trattengo ed entro.

L’oscurità m’invade la vista. Un brivido.
Forse paura. Sospiro, mi calmo.
Intanto gli occhi s’abituano al buio.
Quel fetore cresce ad ogni passo.

Un tavolo. Piccolo. Da due persone.
Una vecchia stufa, arrugginita.
Una sedia a dondolo. Si muove.
Sarà il vento, mi dico. Mi avvicino.

Lo era. Mentre sbuffo la paura mi siedo.
Sono stanco. Ho camminato giorni.
Chiudo gli occhi. Mi rilasso.
Ma sento ancora quella puzza tremenda.

Mi alzo. Frustrato. Scrutando il buio, cerco.
Trovo. Un corpo giace a terra. Mi agito.
La curiosità, però, è più forte. Lentamente,
cauto, lo giro. Le mie mani tremano.

Non riesco a vedere. A capire le forme del viso.
E’ troppo lontano dal mio campo visivo.
Lo avvicino. Trattengo il respiro.
Lo vedo. Incredulo. Soffro. Son io.


Licenza Creative Commons
L’ultima casa diAnasse Nabil è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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One thought on “L’ultima casa

  1. Quando sei dentro una foresta oscura e vedi cose che si muovono e una casa li in mezzo , tutto ti fa capire che sta per accadere qualcosa di brutto . In quelle situazioni devi capire se scappare oppure cercare di capire cosa sta accadendo.

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