Una giornata incurante


Marshall se ne stava quieto sul divano del soggiorno, contemplando il giornale appena raccolto dal giardino. Il caffè sul tavolino a fianco a lui, e a scatti lo sorseggiava ancora addormentato. Quando iniziò a sentire la caffeina agire, si alzò insieme al suo accappatoio ormai vecchio di almeno una decina d’anni.

Ciao, tesoro – Kate di mattina aveva una voce che a lui piaceva molto. – dormito bene?

Il sole è già alto vedo, – sorrise lui. – benissimo, tu?

Le labbra di Kate sfiorarono quelle di lui, ed un sorriso gli strappò quel viso nottambulo.

Ti ho preparato il caffè, ne vuoi una tazza? Chiese Marshall, ormai di buon umore.

No, sono sveglia già da un po’, l’ho preso prima – Kate si stava vestendo. – e sono anche in ritardo.

Lui non aveva la voglia di chiedere spiegazioni e se ne tornò sul divano. – Va bene. Disse.

Accesa, in televisione davano il telegiornale. – Avviso a tutti gli abitanti di Metro-York, siamo stati attaccati dalla luna, gli abitanti di essa hanno mandato dei Ciclopi, e han bombardato le praterie della zona est del posto. Restate chiusi in casa! La voce della reporter sembrava lievemente turbata.

Marshall era uno a cui della politica gliene sfregava ben poco, ormai il mondo di guerre ne aveva viste un bel gruzzolo, con il passare degli anni. Si appisolò annoiato.

Dopo circa trenta minuti si svegliò, rendendosi conto che doveva andare al lavoro.

Si alzò dal divano e si avviò verso il bagno, e si fece una doccia tiepida di rinfresco. Poi se ne andò in camera da letto per cambiarsi e mettere la divisa da lavoro; lavorava in ufficio. Diede un morso ad un panino frettolosamente e prese le chiavi; quindi si avviò alla porta. Chiusa dietro a se, prese la macchina e si avviò sulla strada.

Era una giornata calda, il sole davvero s’era levato in alto quel giorno. Marshall si mise gli occhiali da sole, per via dei raggi che gli impedivano di vedere avanti a se. In quel momento, in cui la sua vista si oscurò ma al contempo riapprese la nitidezza, vide dei grattacieli in fiamme. – Ma – che – diavolo – pensò fra se e se – sta – succedendo?

Avvicinandosi poté notare un formicaio folle di persone deliranti correre per i marciapiedi e fra le auto in strada. Una forte tensione gli si avvinghiò al collo, ed il cuore gli si fermò dal panico. Con gli occhi sbarrati dalla paura, pensò – Se solo fossi rimasto a casa, come avevano detto in televisione. – mentre uno dei razzi lanciato dal Ciclope, che aveva di fronte, gli si avvicinò aggressivo; ponendo fine alla sua giornata.


Licenza Creative CommonsUna giornata incurante diAnasse Nabil è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

 

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