Raptus di follia

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Raptus di follia

Quel ch’un folle
squarciò, fu peluria ipocrita, su
derma impuro. Canti di fumo,
su vento liquido, ed atomi parassiti,

si scompongono, falliti
dadi di fortuna, squamati d’ira,
viscidi d’ossigeno contaminato,
da voci purpuree, e gli abissi,

di porci tristi, visti ma scordati,
da occhi saggi d’ipocrisia.

La malattia, s’espande.

Come carne ed avvoltoi,
in terre sante, di sabbia e spade.
Ed i sciacalli, di cecità e sangue,
in putrefazione Stregoni matti, escapologi in

chiamata d’armi, cappe storte di
velluto bianco, su ali di mosche stanche.
Ed il piombo impuro, da buchi neri,
implodono sistemi,

raptus di follia, ed il Porco,
di fango e di gola lo stomaco,
in digestione il cosmo,

e risate – in eco,
su giacigli per cani.


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Raptus di follia diAnasse Nabil è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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