Il mutaforma

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Il mutaforma

E son passi, i miei, nel vuoto dell’oblio.
Nella penombra, d’insetti smarriti, e d’occhi
che scrutan paranoie, che tengo stretto,
nell’ inconscio più buio, nel profondo dell’anima.

E loro, come gemelli parassiti, con ghigni e
pianti viscidi, ch’echeggiano fra pensieri miei,
fan parte di me, Fetus in fetu. Ed ustioni,
di tatuaggi incisi da lacrime – rammentano paura.

E calici di vino, in taverne perdute nell’antico,
sorseggio di gola. Amore liquido, purpureo,
come sangue d’un cuore puro – senza peccato.
E sorrido, ad occhi orbitanti nello spazio.

Ed ora amo, poi odio, e le pareti si fan
più strette, ad ogni respiro negativo, l’ansia
prende forma, d’un lupo scuro, che mi possiede,
ed occhi rossi di male, nascon dai miei.


Licenza Creative Commons
Il mutaforma diAnasse Nabil è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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