Parliamo di jazz – Eric Dolphy

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Premetto che non sono qui per dirvi che cos’è e cosa non è il jazz, né prenderò spunti da altri siti o cose del genere. Vi parlo solo ed esclusivamente del mio approccio verso la musica (in questo caso il jazz) e di quello che so per esperienza.

Buona lettura!

 

Il jazz, cosa posso dire di questa pazzia sotto forma musicale. Il jazz è tutto o niente, è libertà d’espressione, è un cosmo terrestre di espressività viscerale. Se prendiamo tutte le forme musicali fin ora conosciute, sicuramente il jazz è quello più espressivo dal punto di vista filosofico culturale e parlando di struttura – secondo il mio punto di vista – dopo la musica classica è quello più complesso. Non c’è un modo per definire il tutto, è un esplosione d’improvvisazione e rapsodie folli. Questa musica o va vissuta o è inutile ascoltarla.

Eric Dolphy “Il marziano”, grande polistrumentista, un genio che se ascoltato in modo superficiale (come si fa per la musica della radio ad esempio) può sembrare un continuo “sputare” di note a caso. Essendo uno parecchio complesso nei fraseggi (di clarinetto basso e sax in genere) risulta difficile l’ascolto, è normale, il jazz è così. Ricordo la prima volta che lo ascoltai, non ne capivo nulla e mi sembrava stonato e fuori tempo… un casino se devo dirla tutta, ma piano piano ascoltando la sua discografia più e più volte ho appreso che l’essenziale non è il tempo, non è la melodia, ma ciò che ogni singolo strumento della jazz band sta dicendo. Io quando ascolto un pezzo suo o comunque sia un pezzo jazz la prima cosa che faccio è quella di entrare in sintonia con ognuno di loro, mentalmente, come se mi sedessi a far quattro chiacchere davanti un caffè o un bel calice di vino. Il mio consiglio per questo mostro sacro è di cominciare da uno dei sui dischi migliori “Out To Lunch” e di prendervi una fetta di giornata in cui vi buttate sul divano e vi rilassate ascoltandolo. Vi consiglio anche di guardarvi questo concerto in cui sono presenti altri mostri sacri come ad esempio il grandissimo Charles Mingus, di cui parleremo la prossima volta.

 


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