Acido, frequenze e umani.

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Zdzisław Beksiński


Acido, frequenze e umani.

Frequenze dell’inconscio rompono sistemi non quantificabili, come umani senz’occhi appesi al muro circoscritti da esse, come topi bianchi dagli occhi rossi che percorrono labirinti. Il quadro, quello a fianco della porta di legno, appeso ad un filo che a sua volta pende da un chiodo, reggerà ancora qualche istante, prima di cadere. Finche’ qualcuno non sbatterà la porta. Poi quell’umano, chiuso nella stanza da solo, che attende il processo della Triptamina nel cervello, mentre le sue pupille si dilatano ad un mondo più colorato, sorride. L’assolo che fuoriesce dal giradischi, elettrico e psicotropo, si dirama nei timpani rimbombando come fuoco che divora ossigeno. Poi il cielo notturno, oscuro, avvolge un’eclissi lunare di pura poesia, un occhio umido di sangue che osserva purpureo gli abitanti della notte. Segue i discontinui passi di randagi con le scarpe consunte, mutanti schizofrenici d’assenzio e fumo, dagli occhi vuoti come bottiglie. Poi un meteorite squarcia l’atmosfera bruciando, quanta meraviglia in quelle molecole impazzite che lo compongono, fuoco. E loro, così piccoli gli umani, al cospetto dell’eternità dell’universo senza dimensione. Claustrofobico il respiro d’ognuno, che piano s’addensa soffocando lentamente il pensiero e i nictofili che trascrivono il brillare di stelle spente da tempi ignoti, paranoidi, fluiscono nell’oblio da loro stessi creato.



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Acido, frequenze e umani diAnasse Nabil è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

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